mercoledì 24 agosto 2011

Repetita iuvant

Condensare questa rabbia
fino a sciogliere la sabbia
e modellare il vetro e poi
tornare indietro a sentire voi.

Devo scendere per farti piacere
lasciami stare che voglio vedere
che voglio provare ancora a cadere
che ho il cranio duro e che tanto
sono sicuro, io non sarò mai un santo.

E se per ogni volta che non mi hai conosciuto
io avessi potuto scappare e correre per miglia
ora non avresti tanta voglia di tenermi qui.

Sì, se te lo stai chiedendo
io sto alludendo
e illuso come un vecchio
interrogo lo specchio
ma non risponde, mi confonde
io aspetto e taccio
e in queste notti profonde giaccio.

Scheletri

Io sono un cane
e se tu sei una formica
non passarmi vicino.

Io sono un cane
e se tu sei una formica
non passarmi vicino.

Io sono un cane
e se tu sei una formica
non passarmi vicino.

venerdì 19 agosto 2011

Seci D'omo

Mi muovo ma non mi sposto
e tosto piangerò di nuovo
e covo quest'ira incurabile,
latente e inesplicabile.

Sento la vita che mi attraversa,
gioca perversa a passarmi sopra
quasi mi scopra soltanto ora,
reliquia d'ineluttabile memoria.

Sempre più spesso non mi trovo
e confesso che adesso questo giogo
si esprime nel topos del non-luogo

come se tutto ciò che ho intorno,
amorfo, non lasciasse appiglio reale
che con un dito potrei affato indicare.

Rime?

Continuando nella ricerca
della giusta
metrica espositiva per i miei pensieri,
rimembro quando
una busta
sigillata e bianca sconvolse il mio ieri.
Non dirò chi o come
la frusta
fece schioccare davanti ai sogni più veri,
con quei discorsi da
testa angusta,
trasformando i miei giorni da belli a neri.

Fuma al mattino, appena sveglio

Il fumo dolce si alza nel mattino
nella nebbia fitta d'inverno
o tra i timidi raggi di sole
Va senza timore e affronta il giorno
è un augurio, un esempio da seguire
S'erge e mi guarda come dire
umano, non volerai mai.

giovedì 4 agosto 2011

Catarsi?

Ho trovato una bella ragazza
e l'ho portata a casa
ha gli occhi azzurri:
ogni volta che mi guarda sono arrapato.
Ora è nuda sul letto e ride.
Il suo ventre è così liscio
le gambe mi chiamano
guarda le cosce! Guarda le cosce!
Mi avvicino, mi stendo, apro il cassetto del comodino
lo stringo forte nella mano
e glielo pianto dentro.
Il lenzuolo è bagnato e lei non ride più.
Il viso è contorto nella smorfia dell'orrore
ma non grida, è brava.
Le infilo una mano nelle viscere
è bello sentire come sei dentro.
Mi passo la mano sulla faccia
mi lecco le dita.
La apro tutta, pian piano
mi sdraio dentro lei.
È calda, diamine se è calda
ma a breve sarà come il marmo e viola.
Addio, ragazza dagli occhi azzurri.

mercoledì 3 agosto 2011

L'arte non è tenuta insomma a essere altro che arte

[Quanto si sarebbe divertito il buon Barthes con questa tautologia Scapigliata]

Sbava distesa sul pavimento
non ha più i denti davanti
è isterica, grida per ogni cosa
non ci vede quasi più
e anche il fine udito ormai scema.

È persa in un mondo che non le appartiene
trema di fronte all'aria
ha i nervi a pezzi e ha bisogno di affetto.

Io le urlo contro
le faccio tenere carezze
mi prendo gioco di lei
ma non la aiuto
sono inutile.