martedì 9 dicembre 2014

Quando sogni, sei innocente

Una mite fraudolenza impregnava il consiglio
un tacito giuramento correva come un filo
da mano a mano, da sinistra a destra
vien dalla porta sul retro, e dalla finestra
esce; diretto verso i cirri dal bianco profilo
come la macchia sul prato che forma il coniglio
quando a primavera, lasciate le buie tane
vaga per settimane sotto l'azzuro del cielo
tra un cupresfodélo e il fetore della sera.

venerdì 5 dicembre 2014

La distruzione di Ninive

C'erano proprio tutti
a vederti:
vuotata, spogliata, devastata;
i cuori vengono meno,
fugge l'acqua dai tuoi serbatoi.
Lo scherno, e l'umiliazione,
e tutti che fuggono da te, lontano,
e chi ti piangerà? Chi ti consolerà?
Applaudono la tua sorte
gli offesi, e non mancano;
non c'è rimedio -
e dorme Naqi'a coi pastori
- per la tua ferita,
dispersi i tuoi al Mar Mattai
guber/nator(e) carente.

giovedì 4 dicembre 2014

PHERSU

Apponi un punto interrogativo per indicarmi i tuoi indirizzi,
grazie alla forma domanda
capisco che cerchi qualcosa, che indaghi
che hai messo all'opera il tuo burattino
di carne ed elettricità
per scovare qualche mitica informazione.
Ma già da tempo il vello d'oro
è stato rubato, da tempo
Argo veloce ha volato nei cieli della Tessaglia
già da tempo sono fermi
i denti ruotati del fato, e non più la Moira
non più natura
ora malvagia fattura, ora stanca finitura
labor limae di pomice
- ora sporca e nefanda -
sul libello del tuo volto, sul passero del tuo tempo.

martedì 2 dicembre 2014

Perso di vista

Liscio come l'olio
o come superfici lucidate
come specchi di amianto
come un manto
che mi ammanta di luce
come morte che promana
dal mio naso e dalla bocca
come morte che emana
l'occhio luccicante che t'incanta.
Non puoi muovere un passo,
legato nella paralisi
del mistico cammello
che ti ha portato fino a qui:
non vocitare! Perclama piuttosto,
e rieccolo qui sotto:
dove cosa come, niente è chiaro
tutto scuro
non capisco e insisti
a convincermi che ho capito, che lo so, che ok
ma niente è ok, non so nemmeno che vuol dire
smetto di sentire.

Il capro di Giuda

Cammina stanco sugli Elbsandsteingebirge
si trascina mentre lo guardano
con occhi furiosi i Labské pískovce
cosa vogliono?, sragiona
non è più in sé, ripiegato
sembra un foglietto che nessuno deve leggere.
E non servono le fotografie e le pistole
e le fiamme, non serve niente
non i discorsi intrisi di qualcosa
non le mani sulle spalle
toglile, si divincola, che fai?,
non serve niente, non serve più a niente
quel poco che sapeva fare,
l'ha scordato, cancellato, recintato
in luoghi inaccessibili per tutti.

lunedì 1 dicembre 2014

L'ISISTRATA

Posiziona il riflettore, aziona
la deflezione: che ci sparano addosso.
Nel misticismo del viaggio
riscopri il significato nascosto delle lettere:
qabalah!, urli nella notte decapitandomi.
Cerchi nel mio plasma
i segreti della favella adamitica,
cerchi il regolo che misura il cosmo.
Richiami a gran voce Spurinna, ma è perduto
troppo lontano da te, sordo,
inascoltato, per contro al padre di Goscen,
signore dell'Egitto.
Ma lascia il lituo e gli uccelli,
e ascolta le parole di Balaam, il nome di Sippor
solida base, e le maledizioni che sconterai
per la tua recidiva insistenza.
Recati presso il re di Babilonia,
sul suo volto la persona della parte ostile,
e allora fuggi:
troverai ospizio a est del cardo presso Uni
che ti si offrirà, ma sai bene
chi devi attendere o correre per sempre
col capo volto all'indietro
o essere sbranato, bendato, dal molosso;
Prosopon!, Prosopon!, grida Tinia,
Prosopon!,  ma non lo sente Ur-Nammu,
chiuso nel sacco insieme a Tuccia:
non vorrai far la sua fine se non hai potere
sull'essenza, sull'intima natura, sui nomi che sono legge.